Progettualità in fotografia

Da un recente spunto, vorrei esprimere la mia idea sui cosiddetti progetti fotografici.

La domanda iniziale era:

Negli scatti che vedo si parla tanto di progettualità, ma ne vedo poca io per ignoranza o, spesso, è una scusa per fare foto fiche e basta?

Qualcuno ha obiettato che per lui i progetti in fotografia non esistono: “I progetti li fanno gli ingegneri, non i fotografi“.

Io la penso un po’ diversamente.

Prima di tutto, non tutti quelli che parlano hanno davvero qualcosa da dire.

Un “progetto” artistico che cosa vuol dire? Si intende un tema sviluppato nel corso del tempo, su più scatti e più locazioni e più soggetti? O è limitato ad una singola sessione, o addirittura ad un singolo scatto?

Secondo me, in fotografia una progettualità secondo me ci vuole, nel senso di avere qualcosa da dire e un’abbozzo di idea di come esprimerlo. Poi spesso le cose evolvono mentre le si fa…

Coppola era partito con una sua idea iniziale, quando iniziò a girare “Apocalypse Now“, e nel mentre si è sviluppata e ha preso tutt’altra direzione e ne è uscito il capolavoro che sappiamo.

J.K. Rownlings sapeva da prima di scrivere il primo dei sette romanzi quali sarebbero stati i capisaldi, e anche buona parte delle sottotrame… Però ha affermato in una intervista che inizialmente non esisteva una coppia Ron-Hermione… è nata nel fare.

Truccarsi per uno shooting

Spesso, quello di cui un fotografo si lamenta è il fatto che molte ragazze arrivano al momento dello shooting già truccate da se stesse, con trucchi vistosi, ombretti coloratissimi, linee marcate, rossetti inappropriati e così via.

Di conseguenza le foto difficilmente possono venire bene: l’attenzione di chi guarderà la foto ricadrà più sul trucco che sul viso.

Il vero trucco da shooting deve rendere la persona bella sì, ma molto naturale, deve far emergere il suo viso.

I consigli di una truccatrice:

Fai un trucco base, lascia perdere il colore dei capelli e degli occhi (che poi sono cose che contano relativamente), pensa a valorizzare i toni naturali del tuo viso: aumenta il contrasto delle tue cornee usando sapientemente la matita, apri lo sguardo con il mascara, illumina il contorno occhi con il correttore, rendi il viso omogeneo, dai un colore alle tue labbra che le renda turgide e raffinate, scolpisci i lineamenti con un gioco di luci ed ombre.

Nel dettaglio, ecco come fare in alcuni passaggi:  Continue reading “Truccarsi per uno shooting”

Che cosa accade davvero durante una sessione di nudo erotico?

Ieri vi parlavo a grandi linee di che cosa ci si può aspettare che accada in una sessione di glamour o nudo erotico.

L’argomento è vasto, e infatti altra domanda:

Se è vero che l’eccitazione disturba la tecnica (ed è vero), come esprimere eccitazione nello scatto se non la provate voi stessi mentre scattate?

Ed è una domanda più che comprensibile perché si può arrivare con la convinzione (o la paura) di non saper resistere alla tentazione di “saltare addosso” alla modella.

In realtà…

Aspettative e realtà

In realtà, sono perplessità che vengono a chi non l’ha ancora mai fatto, si ha paura che sia difficile, in questi contesti, “curare lo sfondo” quando il primo piano ti attrae. Per fortuna, poi si scopre che

…quando mi trovo con la gnocca nuda da fotografare mi si trasforma immediatamente in un ‘oggetto’ da valorizzare e contestualizzare… Non mi è mai diventato ‘duro’ scattando…

e che

…se si fa un nudo erotico e la modella non è eccitata non sarà mai un nudo erotico fatto bene.

In effetti va fatta una doverosa precisazione, perché una modella potrebbe anche non essere eccitata ma fingere.

Il punto non è che siano veramente eccitate o bravissime a fingere: il punto nella fotografia è che sia verosimile, non vero.

Se le modelle sono bravissime a fingere di essere eccitatissime mentre in realtà stanno pensando se comprare le crocchette al gusto pesce o tacchino al proprio gatto, francamente non me ne può fregare di meno: anzi, è proprio questo un criterio di professionalità, la capacità cioè di “recitare un ruolo” a prescindere da come ci si sente in quel momento.

Alla fine, una buona foto è sempre frutto di una collaborazione di talenti:

  • quello del fotografo, che deve curare l’illuminazione, la messa a fuoco, l’inquadratura e controllare che l’espressione della modella sia coerente con il messaggio che l’immagine dovrà comunicare;
  • quello della modella (o del modello), che dovrà riuscire a impersonare emozioni e situazioni dal nulla, esattamente come una brava attrice sa ricreare lacrime e risate attingendo alle proprie risorse interne (per esempio attraverso il metodo Stanislavskij).

Per questo, come dice uno dei partecipanti alla discussione,

Se ti interessa vedere pelo o non pelo… Le tette.. O fare battute sconce allora non stai pensando allo scatto.

…e allora non si è più fotografi, ma foTTografi.

Ma questa è un’altra storia.

Come evitare che uno shooting di glamour o nudo diventi volgare?

Ieri vi scrivevo di come un fotoamatore chiedesse consigli su come evitare di cadere nella volgarità fotografando in stile glamour, o ritraendo il nudo artistico.

Ecco come la discussione è proseguita:

Ok, ho ufficialmente aperto il Vaso di Pandora. Me lo immaginavo, d’altronde. Trovo che la linea di confine tra erotismo “buono” (passatemi il termine) e volgarità fine a se stessa (quella di Mapplethorpe era “contestualizzata”, non conta come volgarità), sia effettivamente molto labile. La domanda, nello specifico, e senza scendere nella pura tecnica fotografica (che non mi manca) è: “riuscite davvero tutti, davanti ad una bellissima donna seminuda, ad esprimere sensualità senza essere distratti, senza focalizzare, anche involontariamente, l’attenzione sul proprio eros e non quello “comune”? Penso non sia una domanda scontata (soprattutto per noi maschietti)… Per questo chiedo lumi

Quindi l’argomento è diventato:

Che cosa accade veramente durante uno shooting di glamour o nudo?

Il mio consiglio è: prima di tutto guardatevi la scena dello shooting in Blow Up di Antonioni. Guarda cosa accade prima e dopo.

Quando hai una bellissima donna seminuda davanti all’obiettivo, professionalmente ti concentri su luci tempi e diaframmi, e cominci ad astrarre le forme e le sagome per inserirle nella composizione pittorica dell’immagine.

La sensualità deve esprimerla la modella, tu puoi e devi dirigerla esattamente come fa un regista sul set, ma se la modella è incapace di esprimere sentimenti e passioni le foto saranno comunque algide e distaccate.

Dopo i primi 10000 scatti iniziano le foto migliori di ciascuno di noi (come disse Henri Cartier-Bresson), quelli prima sono “studi preparatori”.

Dopodiché, il tuo concetto di Eros è tuo e solo tuo, marginalmente può sovrapporsi a quello di altri ma se non ci metti il tuo ingrediente segreto (ho in mente la scena di “Mani di velluto” in cui Quiller inserisce il proprio “contributo” ai vetri blindati che produce) il risultato sarà appiattito sul già visto, già fatto… Gli americani lo chiamano “more of the same”, quel concetto per cui abbiamo mille sequel uguali i peggiori al film originale.

…Non so se mi spiego 😉

Cosa accade dopo le prime volte?

Il rischio di cadere nel tecnicismo in effetti c’è, specialmente all’inizio quando sei ancora poco familiare con l’illuminotecnica ecc… Ma con la pratica passa questo blocco, e riesci a creare contenuti più profondi con meno sforzo perché gli elementi tecnici diventano (come è giusto che sia) la cornice e il telaio, non sono preponderanti rispetto al messaggio che vuoi trasmettere.

Dopo un po’ che vedi e fotografi sventole da paura e parterre di ginecologia applicata di altissimo livello, inizi a desensibilizzarti: un po’ quello che succede nei paesi dell’est europeo, dove ci sono ragazze bellissime che i locali non degnano di uno sguardo, perché ce ne sono così tante che è normale che siano così.

Ma quindi, che cosa accade davvero durante una sessione di nudo erotico?

Ve lo dico domani.

Come evitare di finire svergognato in rete per i propri scatti glamour?

Lucy Pinder di Neon Models. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons.
Lucy Pinder di Neon Models. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons.

Oggi, in un gruppo di Facebook, mi sono imbattuto e inserito in una discussione piuttosto interessante, così anche a beneficio di chi non è iscritto al social network, o lo è ma non è nel gruppo, ho deciso di riportare qui le mie considerazioni.

La domanda di partenza era:

Domanda semiseria ai fotografi del gruppo. Avendo deciso, grazie ai vostri contributi, di divenire fottografo (NdR: cioè, iniziare a rapportarsi coi generi glamour e nudo) anche io dopo anni di paesaggio, e fotonaturalistica (ed un po di ritrattistica): cosa consigliereste per non scadere nel volgare finendo su questa pagina anche io?

Dopo alcune battute semiserie, la discussione ha preso una piega più tecnica, rivolta proprio al momento dello shooting:

È facile fare i fichi parlando di progetti con nomi incomprensibili ma, davanti alla modella (o presunta tale) o, ancora prima davanti alla creazione di un progetto, con tutte le difficoltà per un amatore che non ha a disposizione agenzie, props, casting, locations a pagamento, etc a volte ci si può scoraggiare

Al che qualcuno ha iniziato a consigliare di studiarsi i pittori fiamminghi, Raffaello e tutti i classici perché “se ti ispiri al passato non sbagli quasi mai“.

Altri giustamente consigliavano di leggere, leggere molto. altri di farsi consigliare da una fidanzata o da una amica o da un amico gay.

Ma…

Come non essere volgari?

Intanto, bisogna capire che la “volgarità” è un concetto che varia nel tempo e secondo i luoghi: ciò che oggi consideriamo volgare (nel senso di “becero, deteriore”, non nel senso di “popolare”) non è sempre stato tale, e viceversa ciò che per noi oggi è assodato e tranquillo in altri tempi e/o in altri luoghi è considerato volgare. Un topless sulle spiagge della California è volgare, nonostante tutto.

Finché uno del gruppo esce con la chiave di volta:

Cerca 3 fotografi che ti piacciono e cerca di copiare lo stile.
Copia e comprendi quelle luci.
Devi, se non lo hai già, trovare dentro di te il “gusto” e il “bello”.

Naturalmente per qualcun altro copiare uno stile tout court non è una buona idea, perché “l’incapacità tecnica non ha nulla a che vedere con l’essere volgare

E infatti, si arriva al punto nodale del discorso:

Del resto qualsiasi fotografo se non è proprio demente, può imparare benissimo qualsiasi tecnica fotografica e al giorno d’oggi è anche molto facilitato dal digitale.

Quello che nessuno può insegnare invece è la capacità di rendere una foto comunicativa….

e non parlo di emozioni ……parlo di linguaggio.

Molto meglio una foto tecnicamente di merda ma comunicativa che una foto tecnicamente perfetta ma che non comunica nulla

Ta-dah!

Il punto nodale del discorso

Anche io penso che sia importante imparare la “grammatica e la sintassi”, cioè studiare luci, pose, setup, ecc. di fotografi che ci piacciono, è fondamentale cercare di capire come hanno fatto a ottenere tecnicamente quei risultati perché questa è la struttura del linguaggio fotografico.

Poi però i contenuti che vuoi esprimere col linguaggio devi prima di tutto averli dentro di te, altrimenti si cade nel tecnicismo fine a se stesso…

Ogni grande pittore e scultore del passato prima ha studiato i predecessori, poi ha iniziato ad applicare le proprie varianti, a volte ripetendo più e più volte lo stesso soggetto fino ad ottenere qualcosa che lo soddisfacesse.

La Monna Lisa di Leonardo esposta al Louvre non è l’unica che ha fatto, ma è probabilmente la più definitiva che ha dipinto.

Picasso non ha iniziato imbrattando tele come se fosse egiziano, prima delle demoiselles d’Avignon ha avuto una crescita pittorica come figurativo estremamente preciso…

Studiare, studiare l’arte, avere l’umiltà di non pensare mai di essere arrivato e di saperne abbastanza.

Se avete Sky, c’è l’ottimo canale Sky Arte HD che 24/24 trasmette documentari sull’arte e non solo figurativa, anche musica ecc… Accendi, piazzati davanti quella mezz’ora e assorbi più che puoi.

Poi “digerisci” e chiediti cosa ti ha lasciato, che sensazioni, che pensieri, quali ispirazioni.

E poi pensa ai progetti.


Domani la seconda parte.